Inoltre, i genitori devono essere "preparati per rispondere ad eventuali domande dei piccoli sui temi trattati" in film come "Apocalypto". "Non si tratta chiarisce padre Rungi – di adottare una forma di censura nei confronti di film o pseudo opere cinematografiche, ma di garantire l’infanzia da visioni filmiche che propongono scene violente, fine a se stesse, quando magari il racconto filmico potrebbe svilupparsi in termini meno drammatici e sereni". A ciò, continua il teologo morale, "vorrei aggiungere il dovere morale di vigilare perché i film non visti al cinema poi vengono visionati in famiglia, dagli stessi bambini o adolescenti in assenza del genitore, soprattutto se si ha la possibilità di acquisire copie taroccate o vedere tramite internet ed in nuovi sistemi multimediali". Con questo, conclude padre Rungi, "non si vuole demonizzare il film di Gibson, ma semplicemente porre dei freni e dei limiti a garanzia dei bambini, già troppo spesso impressionati per immagini e storie di violenza che facilmente scorrono sotto i loro occhi semplici, incidendo nella loro personalità in costruzione e formazione".