LIBERTÀ RELIGIOSA: MONS. BETORI, EVITARE IL RISCHIO CHE LA LEGGE RICONOSCA "FALSE" CONFESSIONI RELIGIOSE

"Occorre evitare il rischio che la legge sulla libertà religiosa – originariamente ideata anche per arginare la frammentazione del quadro normativo che deriverebbe da una ingiustificata proliferazione delle intese – paradossalmente possa essere utilizzata per favorire proprio un simile esito e, attraverso di esso, un indebito riconoscimento di realtà che poco o nulla hanno in comune con le confessioni religiose quali riconosciute e valorizzate nel vigente sistema costituzionale". È quanto ha affermato oggi il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, che nel corso dell’audizione alla Camera è intervenuto sul "disegno riformatore" in discussione in materia. "Perché la discrezionalità – ha detto a questo proposito – non divenga arbitraria occorre che lo Stato – al di là di ogni autoqualificazione da parte dei gruppi religiosi – si attenga ad alcuni parametri oggettivi e ragionevoli", fra cui "non solo il non contrasto con l’ordinamento giuridico italiano, ma anche il rispetto dei diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione e, più in generale, la non contrarietà del messaggio di cui la confessione è portatrice con i valori che esprimono l’identità profonda della nazione e ispirano il suo quadro costituzionale".