"È proprio la laicità, quale minimo comune denominatore osserva Zenti -, che fa da garanzia del rispetto e della valorizzazione delle specificità. Da ciò deriva che anche il laico cattolico, non meno degli altri laici, è autorizzato ad esprimersi pubblicamente nella sua identità qualificante di cattolico, senza doversi criptare o censurare". Il ricupero dell’etimologia della parola laico e il suo uso corretto favoriscono, a livello culturale, "il superamento della logica iniqua dello scontro ed apre invece al confronto, fino a favorire l’incontro fra tutti i laici, cioè fra tutti i cittadini". Nello stesso tempo, "ognuno, in forza della sua matrice culturale, contribuisce alla crescita dell’organicità del nostro vivere sociale. Il tutto in funzione di quel bene comune che esige convergenza integrativa delle identità differenziate, come avviene tra le membra del corpo umano, e mai contrapposizione". "Il cristiano afferma il vescovo – è educato dal Vangelo ad essere un cittadino con forte senso di responsabilità sociale e civile. Sicché il cattolico non è meno laico per il fatto di essere cattolico". Un autentico cattolico, dunque, "è sempre un ottimo laico, capace di farsi carico delle problematiche del vivere sociale, come dimostrano tante opere concrete di vicinanza e attenzione fattiva verso le persone più svantaggiate".