Per il fondatore della comunità di Sant’Egidio a volte questa memoria "sembra smarrita. E’ smarrita nella pratica del disprezzo. Quando si sente dire che una nazionalità, come quella europea dei romeni, è fatta di ladri, allora si comincia a scivolare per la via del disprezzo. Il disprezzo è l’inizio del male. Nessuno merita disprezzo. Anche quelli più diversi da me, da noi". Riccardi fa riferimento agli zingari che vivono spesso "una vita diversa, ma che non meritano di diventare il capro espiatorio di quella paura che è in noi: infatti il disprezzo degli altri non rende sicuri. Rende sicuri la saldezza delle convinzioni, il rispetto dell’altro e delle regole del vivere insieme". La marcia – che si è aperta con uno striscione "Non c’è futuro senza memoria" si è snodata a ritroso da Piazza S. Maria in Trastevere lungo il percorso dei deportati di quel 16 ottobre 1943, che dal Ghetto furono condotti al Collegio Militare a Trastevere prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz, e si è conclusa in Largo 16 ottobre 1943, accanto alla Sinagoga con gli interventi, fra gli altri, del Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni e di Leone Paserman, Presidente della Comunità Ebraica di Roma.