PADRE GIANCARLO BOSSI: "IL RAPIMENTO È STATO UN TEMPO DI GRAZIA". IL RACCONTO IN UN LIBRO

Per padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pime rapito e poi rilasciato nelle Filippine, il rapimento è stato, nonostante tutto, "un tempo di grazia". I motivi? "Non una persecuzione anti-cristiana, si è trattato di soldi". Gli autori? "Semplicemente criminali, non lo hanno fatto in quanto musulmani. E’ sbagliata l’equazione musulmano-criminale". Lo racconta egli stesso nel libro-testimonianza "Rapito. 40 giorni con i ribelli, una vita nelle mani di Dio" (Emi). Padre Bossi rievoca gli inizi della sua vocazione missionaria nel suo paese di Abbiategrasso e ripercorre i 27 anni di missione nelle Filippine, sperimentando contemporaneamente "l’amore e la solidarietà della gente comune e l’ostilità dei fondamentalisti". Nel volume – corredato di foto e schede – il missionario si sofferma sul perdono per i rapitori, e riflette sull’islam e l’impegno per il dialogo, che a suo avviso deve partire dal rispetto reciproco, "altrimenti non è autentico".