"Su cosa ci sia dietro questo suicidio, come dietro le tragedie ormai quotidiane che insanguinano la vita della Locride, dubbi non esistono. Dietro questo suicidio, come dietro tutte quelle tragedie, non c’é che una duplice matrice: la violenza della ‘ndrangheta e il retaggio di una certa cultura". Lo afferma mons. Filippo Curatola, direttore del settimanale "L’Avvenire di Calabria" delle diocesi di Reggio Calabria-Bova e Locri-Gerace, commentando il suicidio di Bruno Piccolo, testimone di giustizia e teste nel processo per l’uccisione di Franco Fortugno. "E se la violenza mafiosa, i suoi riti, la disumanità dei suoi gesti sono fin troppo conosciuti aggiunge il sacerdote quello che viene a volte ignorato é proprio quel retaggio di una certa cultura. Tutti noi calabresi siamo chiamati al coraggio civile di pensarci". Secondo mons. Curatola è "fin troppo facile fingere che la violenza mafiosa sia una cosa e la cultura della gente sia tutt’altra: ci sono legami, invece; tragici, se volete, ma esistono". Bruno Piccolo prosegue – si é sentito solo. Se n’era dovuto andare lontano dalla terra e dalla famiglia, protetto, si fa per dir, dalle strutture dello Stato. Non ce l’ha fatta". (segue)