BRUNO PICCOLO: MONS. BREGANTINI, "TRA I VINCENTI E NON TRA GLI SCONFITTI" (2)

In questo contesto, "la città di Locri, la stessa Chiesa, non hanno saputo valorizzare, capire e, quindi, sostenere – e’ lo sfogo del vescovo – quel cuore ferito. Bruno, allora, è rimasto solo, isolato. Perdente. Come la mafia lo ha volutamente fatto definire". Per "restituirlo alla società" occorre collocarlo tra i "vincenti" e "non tra gli sconfitti. Specie nel dialogo nelle scuole. Con chiarezza e lealtà. Questo è l’appello che Bruno lancia a tutti noi, oggi. Ne raccogliamo la voce, trepidanti. Ma vicini. Chiediamo perdono a Dio delle nostre evidenti omissioni". Mons. Bregantini e la curia di Locri-Gerace chiedono che "lo Stato e la società civile per i collaboratori di giustizia e, ancor più per i testimoni di giustizia, dispongano ed applichino percorsi personalizzati, con l’uso sapiente di psicologi, con i familiari più vicini, con una residenza in località non troppo distanti dalla famiglia. Perché è il legame con la famiglia, nelle realtà del Sud, che sostiene e fa da pilastro nelle fatiche della vita". Per la chiesa locrese occorre uno Stato che sia vicino ancora "di più a questa nostra terra di Calabria": "si investa, allora, in trasporti, scuole, lavoro, giustizia, cultura, servizi sociali, impegno con i giovani per la cooperazione. Solo così sarà possibile rilanciare ideali puliti e creare fiducia nelle Istituzioni".