Una sentenza "arbitraria" che "si richiama a criteri opinabili" e, "ammettendo l’abbandono terapeutico, apre a derive eutanasiche". Antonio Spagnolo, coordinatore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica, definisce così al SIR la sentenza della Corte di Cassazione che ieri ha disposto un nuovo processo per il caso di Eluana Englaro, in coma da 15 anni e per la quale il padre chiede la sospensione dell’alimentazione artificiale. Due i criteri indicati dalla Corte per ammettere questa interruzione: la provata irreversibilità dello stato vegetativo del paziente e la certezza che tale richiesta rispecchi la volontà dello stesso. Quanto al primo, osserva Spagnolo, "mancano criteri e parametri universalmente riconosciuti per accertare con sicurezza tale condizione. Dal punto di vista delle indagini diagnostiche si può rilevare lo stato della coscienza cerebrale, ed affermare che se essa appare del tutto compromessa non vi sarà mai ripresa, ma da ciò non può conseguire che in mancanza di corteccia venga meno la persona, il cui valore e dignità permangono immutati". In questa prospettiva, chiarisce Spagnolo, "anche il paziente privo di coscienza mantiene a tutti gli effetti il diritto alla vita e quindi all’alimentazione". (segue)