Il vescovo del Kuwait – vicentino di nascita, comboniano per missione, prima in Egitto poi in Sudan, quindi di nuovo al Cairo – ha inoltre rimarcato il dilemma in cui si trova attualmente l’islam: "Fino a quando i musulmani considerano il Corano come un libro rivelato direttamente da Dio, senza alcuna possibilità di interpretazione del testo, nessun dialogo è possibile sul piano teologico con loro". Per un confronto costruttivo, sottolinea Ballin, il mondo islamico deve cambiare atteggiamento verso il cristianesimo: "Noi cristiani vogliamo essere conosciuti secondo i nostri documenti, così come facciamo nei confronti dell’islam, di cui studiamo il Corano". Anche sul piano storico vanno fatti dei distinguo precisi: "Ci vengono continuamente rinfacciate le Crociate, ma queste sono durate 2 secoli; l’invasione musulmana in terra cristiana, invece, si è prolungata per circa un millennio, dal 632 al 1571, con la battaglia di Lepanto". Ballin ha inoltre ricordato la difficile situazione dei cristiani nei Paesi islamici: "Ogni anno migliaia di loro diventano musulmani di fronte alle discriminazioni subite sul lavoro, perché vittime di vendette o per matrimoni". Per il vicario del Kuwait, comunque, resta aperta la speranza del dialogo: oggi l’islam propone una società del medioevo che è superata dalla storia e sono gli stessi musulmani che non accettano questo modo di vivere".