"I cattolici erano stati all’opposizione di Stato e borghesia liberale, rifiutando di essere cappellani del Regno. Che spazio avranno in un regime dalla presa sempre più totale? Cercano percorsi alternativi: … Gemelli lavora attraverso l’Università Cattolica": in questi termini, lo storico Andrea Riccardi sintetizza l’azione dei cattolici durante il fascismo, quando "Mussolini è più realista verso il papato e la Chiesa di buona parte dei dirigenti liberali; ma non rinuncia a imporre un’impronta totale al paese". Il fascismo nota lo storico "vuole occupare la società, educare i giovani, mobilitare le masse, creare un uomo nuovo. Lo si vede dopo le leggi razziali e con il culto della guerra". E proprio con la fine del secondo conflitto mondiale si profilano grandi cambiamenti per il Paese: "Tramonta la monarchia sabauda; il papa acquista un ruolo di guida spirituale nella vita nazionale che, nonostante polemiche, gli resta per decenni". I cattolici nel sociale sono ora davanti a una questione grave: "Come ricostruire un paese distrutto? Il partito cattolico, voluto da De Gasperi e da Montini, nasce questa volta sì!- come partito della Chiesa; – afferma Riccardi – valorizza le energie preparatesi negli anni Trenta: è espressione di un protagonismo di cattolici, inedito nella storia unitaria". (segue)