"Il grande rischio, oggi, è quello di non riuscire più a capire quale è il limite tra l’umano e il subumano". Lo ha detto Maria Luisa Di Pietro, presidente dell’Associazione "Scienza & Vita", intervenendo oggi alla terza giornata della Settimana Sociale. Ciò che in bioetica occorre evitare, secondo l’esperta, è "ogni riduzionismo antropologico e biologico", che non tenga presente ad esempio che "pratiche come la clonazione o la partenogenesi sono forme di riproduzione non tipiche del genere umano, ma di generi inferiori". Per "Scienza & Vita", in particolare, "la questione antropologica parte dalla convinzione che l’essere umano è da rispettare dal concepimento fino alla morte, e che il bene comune è rappresentato prima di tutto dal bene della vita, fondamentale e comune ad ogni essere umano". In questa prospettiva, secondo Di Pietro, "questione antropologica e bene comune sono il punto di partenza e il punto di arrivo", perché "se non c’è tutela della vita, parlare di pace e di giustizia non è possibile; la società non avrà basi solide e non si rinnoverà". Di qui la necessità che sui temi legati alla vita "si evitino compromessi, senza appiattirsi sull’esistente ma impegnandosi per il bene comune nelle situazioni concrete".