"Uno dei percorsi nei quali è riconoscibile la biopolitica come potere sulla vita è individuabile nella diffusione della ideologia gender che pretende la legittimazione del potere riproduttivo (in particolare delle donne) e del potere di scelta dell’orientamento sessuale (per ogni individuo)". È quanto ha affermato Laura Palazzani, docente di filosofia del diritto all’Università Lumsa di Roma, intervenendo alla Settimana Sociale dopo la relazione di D’Agostino. Palazzani ha rilevato che “la tesi dell’identità di genere (gender) è stata estesa alla considerazione delle persone omosessuali, con l’obiettivo di mostrare come una persona geneticamente maschio possa percepirsi femmina e viceversa e alle persone transessuali, evidenziando come alcune persone di sesso maschile si sentano intrappolate nel loro corpo sentendosi donne e viceversa”. La relatrice ha poi notato che il relativismo etico si estende a queste situazioni proponendosi di “dimostrare come l’identità di genere abbia o possa avere una priorità rispetto all’identità sessuale, considerandola una prova della priorità della cultura sulla natura. In questa prospettiva ciò che conta non è il fatto di nascere maschi o femmine, ma come si è educati nella famiglia e nella società, come ci si percepisce nella sfera psichica soggettiva. Da qui l’intenzione di sostituire il genere sociale al sesso naturale". (segue)