“La verità finale di ogni singola proposizione scientifica è la misura. Non ci sono misure nell’obbligo morale. La scienza è dunque impotente in fatto di religione”. Riferendosi ai darwinisti e agli anti-creazionisti, “secondo i quali tutto sarebbe azzardo e caso”, p. Stanley L. Jaki ha aggiunto che “quasi tutti dedicano gran parte della loro vita allo scopo di provare che non c’è scopo: costituiscono certamente un soggetto interessante per gli studiosi dell’illogicità”. “Nel profondo delle loro menti ha affermato – sono prigionieri dell’idea di applicabilità universale del metodo scientifico. Su quella base negano la volontà libera" e "proprio a questo livello si trova la differenza radicale tra la scienza e gli studi umanistici e religiosi”. “Allo stesso modo – ha ancora detto p. Jaki – un teologo deve badare a fare affermazioni su aspetti relativi a qualcosa di materiale, in quanto essi dipendono esclusivamente dalla ricerca quantitativa o scientifica”.