"Un altro motivo di sconcerto – per Campoleoni, – è quello che riguarda l’utilità di inchieste come questa. A chi serve? Non ai lettori che chiedono dati e informazioni corrette: queste informazioni e questi dati non ci sono. Non al dibattito culturale, che non può alimentarsi di semplificazioni banali su argomenti oggettivamente complessi. Non alla scuola, che già si dibatte in tante difficoltà e che viene investita, sui temi dell’Irc, da un’ulteriore e in questo caso gratuita crisi di credibilità. Naturalmente conclude Campoleoni – è lecito, e direi opportuno, con i toni adeguati, esprimere pareri diversi, magari contrari e motivati sull’attuale sistema. E per fortuna non mancano i coraggiosi che sfidano la «ferrea censura», ricordata da Curzio Maltese. Forse l’autorevole articolista non sa o non ricorda quali e quanti argomenti, negli anni e proprio all’interno del mondo cattolico e della Chiesa, sono stati sollevati sull’ora di religione, tutt’altro che un «dogma». Ben venga il dibattito, dunque, ben venga la riflessione seria e onesta anche sulle modalità delle alternative all’Irc. Non è lecito, invece, confezionare un minestrone di argomenti confusi, velenosi e, questi sì, dogmatici, cercando di propinarlo agli italiani".