Oggi “molte professioni fino a ieri tradizionalmente al maschile si vanno femminilizzando, ma la discriminazione nella progressione delle carriere ancora esiste nei fatti: non con leggi discriminatorie, ma con abitudini discriminatorie”. A denunciarlo è stato Luciano Modica, sottosegretario del Ministero per l’università e la ricerca, intervenendo al convegno su “Pari opportunità e diritti umani” che, promosso dai tre atenei statali della capitale, si conclude oggi a Roma. Tra i “miti da sfatare”, secondo Modica, c’è quello della scarsa presenza di donne nei settori scientifici: in realtà, “la percentuale di donne laureate in discipline scientifiche è del 56%, di poco superiore alla media europea”. Il problema sorge “nei dati che riguardano la progressione di carriera, dove donne e uomini che partono da posizioni analoghe divergono poi enormemente”. Tra i motivi della discriminazione femminile nelle carriere, Modica ha citato “la mancanza di attenzione al genere in tutti i fenomeni decisionali e valutativi”. “La tendenza a discriminare in base al genere – ha detto – è evidente quando il gruppo di dirigenza è totalmente al maschile”. L’antidoto che attualmente si sta applicando a livello ministeriale in Italia, ha informato il sottosegretario, è che nei meccanismi decisionali "ci sia una composizione di genere equilibrata. O almeno una presenza di entrambi i generi”.