E poi "se guardiamo all’esempio di tanti che si dicono cristiani, ci accorgiamo come a volte la loro vita sia una negazione pratica del Vangelo ed esprima una conoscenza molto superficiale di Cristo e del suo insegnamento, finendo così con il conciliare una condotta che concretamente rifiuta Cristo con la convinzione di appartenergli". Il pensiero di mons. Mondello va "alla vita di quanti sono paradossalmente convinti che la vendetta o l’uso di mezzi di ogni genere per ottenere i propri scopi e per prevaricare sugli altri siano compatibili con l’appartenenza a Cristo". Tutto ciò – il pensiero del presidente della Cec ha prodotto "una serie di conseguenze disastrose per quelle anime deboli che facilmente si impressionano davanti ad episodi non certo consolanti, ma che comunque rimangono circoscritti nella situazione storico-temporale nella quale viviamo". "Nessuno conclude mons. Mondello – vorrebbe che tali fenomeni si verificassero, ma in ogni caso gli sciagurati episodi negativi non possono, comunque, minimamente annullare il coraggio e la testimonianza di amore che viene quotidianamente offerta da tante autentiche famiglie cristiane", religiosi e religiose, laici e di sacerdoti che svolgono "il loro servizio di amore con una dedizione senza limiti".