"Questa decisione della giustizia rappresenta per me un fallimento. E’ sempre un fallimento non riuscire a capirsi e noi non ci siamo riusciti". Così il vescovo di Evry, mons. Dubost in una lettera aperta commenta l’espulsione decisa la scorsa settimana dal tribunale dei circa 500 immigrati clandestini che dal 21 aprile di quest’anno occupavano la chiesa Saint-Paul di Massy per chiedere la regolarizzazione del loro stato. Il vescovo spiega nella lettera tutti i passi compiuti dai parrocchiani per risolvere con serenità la situazione. Si era addirittura costituito un comitato con lo scopo di fare da intermediatore tra gli immigrati e le autorità. Ma nulla è servito e così è dovuto intervenire il tribunale. Secondo il vescovo la vicenda dimostra la necessità di una "forte azione politica" volta "al rigore, all’onestà" ma anche al "rispetto dei diritti umani". "Come chiesa scrive -, voglio lottare contro ciò che mi sembra una attentato ai diritti dell’uomo: il ricongiungimento familiare è un diritto; il rifiuto dei testi del Dna è un diritto. La rapidità del trattamento dei dossier è un diritto. La frequenza dei controlli di polizia e il sospetto permanente non sono accettabili: l’azione intrapresa a Massy dai clandestini deve interrogare il governo sui limiti della sua politica".