LIBANO, MEDIO ORIENTE E CRISTIANI: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.

E’ il Libano in questi giorni al centro dell’intricatissimo scacchiere medio-orientale: deve eleggere il presidente della Repubblica. Lo ha anche ricordato il Papa all’Angelus, facendo proprio l’invito del Patriarca maronita ad una convergenza dei cristiani, cui la carica è per tradizione attribuita. Per il Libano infatti passano le frontiere tra sciiti e sunniti, tra moderati ed estremisti, tra pro-siriani e anti-siriani, che si sovrappongono al tradizionale carattere multireligioso del Paese. In Libano infatti c’è la più numerosa delle comunità cristiane ancora presenti in Medio Oriente. E’ un dato su cui riflettere, nelle sue molteplici implicazioni. Le statistiche sono impietose e segnalano un calo generalizzato della presenza cristiana nell’area che va dalla Turchia all’Egitto (con l’eccezione solo di quest’ultimo). I cristiani emigrano, e non solo per causa della guerra e delle violenze civili. Si tratta di una questione di grande peso culturale, sociale ed anche politico, anche in relazione alla necessità di trovare una giusta soluzione ai conflitti che travagliano la regione, in particolare quello israeliano-palestinese, intorno al quale vecchi conflitti (anche interni all’Autorità palestinese) e piccole speranze, come sempre, si rincorrono. In questo puzzle non ricomposto qualche elemento significativo è venuto dalla recente udienza in Vaticano del re dell’Arabia Saudita, Abdallah. Come si sa in Arabia non sono permessi simboli cristiani, eppure nel comunicato finale dei colloqui, diramato dalla sala stampa della Santa Sede si è fatta menzione della "presenza positiva e operosa dei cristiani" nel Paese. "I colloqui – recita il comunicato finale – si sono svolti in un clima di cordialità e hanno permesso di toccare temi che stanno a cuore agli interlocutori". Non mancano però alcune annotazioni significative, quando si afferma che "si sono ribaditi l’impegno in favore del dialogo interculturale ed interreligioso, finalizzato alla pacifica e fruttuosa convivenza tra uomini e popoli, e il valore della collaborazione tra cristiani, musulmani ed ebrei per la promozione della pace, della giustizia e dei valori spirituali e morali, specialmente a sostegno della famiglia". E’ evidente che il nocciolo vero della pace sta qui, e non solo per quanto riguarda il Medio Oriente. Parte di qui ogni possibile alternativa per umanizzare il sistema delle relazioni internazionali evitando il conflitto di civiltà e nello stesso tempo anche le miserie di un sistema globalizzato ad una dimensione. Risalta allora l’impostazione che anche al quadro geo-politico dà il papa Benedetto XVI, quando invita a fare posto alle ragioni della fede. Ritorna l’eco delle parole di Ratisbona, finalmente depurate dalle prime, affrettate reazioni al "vero dialogo delle culture e delle religioni", superando i pregiudizi di una certa modernità.