“La liturgia mi dice l’essenza della fede che è ‘esserci’ con la propria persona in Dio, nella sua ricerca sincera. Il rito segna del resto anche un ‘confine’, in quanto interrompe la vita ordinaria e immette in un percorso alternativo”: lo ha detto dom Bonaccorso proseguendo la relazione di apertura della giornata al convegno nazionale dei direttori degli Uffici liturgici diocesani. “Poiché il confine sospende la vita sociale ordinaria ha proseguito occorre istituire un modello alternativo che è stabilito dai riti di iniziazione, senza i quali nessun altro rito avrebbe senso. Così si consente ai nuovi membri l’appartenenza alla fede e alla comunità che la professa”. Il relatore ha poi ricordato il “terzo momento” del percorso rituale, “costituito dalle diverse forme di celebrazioni che riguardano i successivi passaggi vitali degli individui e del gruppo: matrimonio, liturgia per gli infermi, funerali, culto di lode, benedizioni”. “Lo sforzo è quello di evitare quella forma di schizofrenia tra la vita e il suo senso, così tipico dei nostri giorni in cui da un lato si elabora il senso (scuola, parrocchia) e dall’altro si vivono le emozioni (discoteche, stadi, shopping) senza collegare i due ambienti in una sintesi vitale”.