"A Mogadiscio la popolazione è allo stremo mentre i combattimenti continuano. Ormai si può parlare di una vera e propria ribellione" E’ quanto ha dichiarato all’agenzia Fides mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, capitale della Somalia, dove da giorni sono in corso i combattimenti tra le truppe del governo di transizione, appoggiate da quelle etiopiche, e i miliziani antigovernativi. La popolazione locale è in fuga: secondo i dati resi noti dalle Nazioni Unite nell’ultima settimana 24.000 persone hanno abbandonato la capitale, dove manca di tutto dall’acqua al cibo, dalle medicine all’elettricità. I fuggiaschi sono privi di assistenza e vivono ai bordi delle strade che percorrono per mettersi in salvo. "Sono in contatto con il dispensario della Caritas di Baidoa, che presta assistenza alla popolazione locale e agli sfollati provenienti da Mogadiscio – dice mons. Bertin – queste persone riferiscono di combattimenti nei quali a farne le spese sono soprattutto i civili. Al momento è difficile intravedere una soluzione. Dopo 15 conferenze di pace, l’ultima a Mogadiscio in agosto, le forze politiche somale non sono state ancora capaci di trovare un accordo di pace stabile. Mi chiedo se la diaspora somala, che conta 1 milione di persone, sia in grado di proporre qualche cosa di nuovo".