Secondo il prof. Deriu, bisogna allora "riflettere sul modo in cui si raccontano fatti simili, a partire dal linguaggio che si utilizza. Perché definire semplicemente "episodi di violenza" o "vandalismi" le azioni che possono essere qualificate a pieno titolo come atti vera e propria delinquenza, per di più organizzata? Perché inserire a tutta pagina le fotografie a colori di gruppi di scatenati che devastano automobili, lanciano bottiglie incendiarie, brandiscono armi di vario genere?". Il docente giudica negativo e controproducente anche il "soffermarsi a descrivere per filo e per segno tutti i particolari della strategia di guerriglia di questi decerebrati, facendone quasi degli eroi (pur negativi)". "Nel racconto della violenza e della delinquenza sarebbe opportuno rinunciare definitivamente a quel sensazionalismo e a quei registri emotivi che magari assicurano maggiori ascolti o vendite più elevate, ma che possono provocare effetti disastrosi sul piano sociale. In certi casi, addirittura, sarebbe meglio tacere".