"Il vescovo di Roma è pertanto il protos tra i patriarchi". Tuttavia si legge nel documento cattolici e ortodossi "non sono d’accordo sull’interpretazione delle testimonianze storiche di quest’epoca per ciò che riguarda le prerogative del vescovo di Roma in quanto protos". Ortodossi e cattolici ricordano nel documento che nei primi secoli il vescovo di Roma non ha mai convocato e presieduto i concili ecumenici sebbene però "fu strettamente coinvolto nel processo decisionale". Pertanto "primato e conciliarità sono reciprocamente interdipendenti". Ciò significa che il primato di diversi livelli della vita della Chiesa, locale, regionale e universale, deve essere sempre considerato nel contesto della conciliarità e, analogamente, la conciliarità nel contesto del primato". Ciò affermato come linea di principio, restano aperte le questioni di ordine pratico. Lo spiegano i membri della Commissione mista nella "conclusione": "Resta da studiare in modo più approfondito la questione del ruolo del vescovo di Roma nella comunione di tutte le chiese" e soprattutto la sua "funzione specifica di ‘vescovo della prima sede’ in una ecclesiologia di koinonia". "Si tratta di interrogativi cruciali per il nostro dialogo e per le nostre speranze di ristabilire la piena comunione tra di noi".