(dall’inviata) – Trenta vescovi africani ed europei hanno pregato ieri nel castello di Elmina, una delle 48 fortezze/prigioni costruite dagli europei (portoghesi, olandesi, inglesi, svedesi, danesi) lungo la costa del Golfo di Guinea, dove sono passati 10 milioni di schiavi dell’Africa occidentale per essere imbarcati verso l’America e l’Europa. L’appuntamento simbolico, per commemorare i 200 anni dalla fine ufficiale della schiavitù africana (anche se molti studiosi e gli africani stessi confermano che illegalmente è continuata fino al 1870) è avvenuto ieri pomeriggio durante il seminario promosso dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e dal Secam (Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e del Madagascar) sul tema "Schiavitù e nuove schiavitù", in corso dal 13 al 18 novembre a Cape Coast, in Ghana. Ad invitare alla preghiera è stato l’arcivescovo di Cape Coast, mons. Charles Pulmer-Buckle, che ha ricordato come "da tutta l’Africa, comprese le zone più remote, siano stati deportati oltre 20-22 milioni di schiavi". Il castello di Elmina, costruito dai portoghesi e poi preso dagli olandesi nel 1800, è una maestosa costruzione bianca di fronte all’oceano, che dalla bellezza degli esterni nulla lascia trapelare delle tragedie che si sono consumate al suo interno per più di quattro secoli. (segue)