La nuova traduzione italiana della Bibbia a cura della Cei presenta "uno stile italiano più scorrevole"; semplifica l’onomastica, (rendendola più omogenea nelle sue corrispondenze fonetiche con i testi originali) ma mantiene "alcuni passi maggiormente noti e consacrati da un uso linguistico ormai divenuto patrimonio comune del lessico o del linguaggio religioso italiana". Nel presentare questa mattina al convegno annuale dei delegati diocesani per l’ecumenismo la nuova traduzione della bibbia, mons. Giuseppe Betori, segretario generale, ha anticipato alcune delle variazioni più significative. Per il libro di Ester si è deciso di offrire le due traduzioni; quella tratta dal testo originale greco e quella dall’originale ebraico. Per il libro del Siracide, invece, si è scelto di tradurre il testo greco lungo. "Il testo biblico ha spiegato Betori rispecchia un mondo culturale diverso dal nostro", spetta pertanto all’esegesi il compito di cogliere in quel linguaggio i significati culturali e teologici più vicini alla nostra sensibilità. Per questo si è scelto volutamente di conservare l’appellativo divino "signore degli eserciti" che "non va giudicato precisa Betori in base ai nostri criteri pacifisti moderni".