INDONESIA: IL GOVERNO GARANTISCA I DIRITTI DELLE MINORANZE RELIGIOSE

In Indonesia, maggior Paese islamico al mondo con i suoi 230 milioni di abitanti, il dibattito su identità islamica e laicismo è sempre aperto, mentre il radicalismo musulmano cerca di darsi una base politica, finora con scarso successo. I leader di cinque grandi organizzazioni religiose hanno chiesto al governo di Jakarta di garantire che tutte le religioni presenti nel grande arcipelago non siano sottoposte a violenze o discriminazioni. La Conferenza indonesiana per la religione e la pace, l’Istituto Wahid, la Comunità Ahmadiya, l’Alleanza nazionale per la libertà di religione e fede e il Gruppo d’impegno per la libertà di religione e di credo hanno lanciato nei giorni scorsi il proprio appello alle autorità. L’occasione è data dalla persecuzione in atto verso la al Qiyadah al Islamiya, una setta islamica il cui fondatore Ahmad Moshaddeq – in carcere da ottobre – si dichiara un nuovo profeta e predica ai suoi oltre 40mila seguaci che una sola preghiera quotidiana è sufficiente a un buon musulmano, mentre il pellegrinaggio rituale alla Mecca sarebbe una pratica non necessaria. Nel clima di intolleranza verso le fedi minoritarie, l’avvertimento delle cinque organizzazioni, in maggioranza islamiche, ricorda al governo indonesiano il principio di uguaglianza delle fedi e di laicità sancite nell’ideologia di stato Pancasila e nella costituzione.