Il progetto culturale, ha puntualizzato mons. Betori, "non deve essere appannaggio di centri universitari, di istituzioni culturali, di fondazioni che elaborano e approfondiscono i grandi valori e le conquiste del pensiero cristiano. Sono anch’essi indispensabili, ma il progetto culturale non sarebbe nulla se si fermasse alle altezze della speculazione teorico-scientifica. Per inverarsi deve diventare ‘popolare’, deve cioè tradursi in ‘cultura di popolo’". E’ questo, a suo parere, il compito dei settimanali: "Grazie alle vostre caratteristiche di giornali familiari, capillarmente diffusi nei singoli territori, spesso con una forza di penetrazione che nessun altro possiede e la vivacità che vi caratterizza, voi siete uno strumento privilegiato per radicare nel popolo la visione cristiana della vita". "L’impegno vostro ha affermato – è quello di ‘spezzare’ ai vostri lettori, settimana per settimana, con la vostra professionalità e la vostra competenza etica e linguistica, le grandi categorie antropologiche ed etiche". Purtroppo, ha aggiunto, le parrocchie "non sono ancora attrezzate a svolgere un lavoro di questo tipo", ma "i settimanali diocesani sì". "Preparatevi dunque sempre meglio ha esortato -, con lo studio, l’acquisizione di competenze, lo scambio e il confronto reciproco, prendendo come una missione il vostro lavoro di giornalisti cattolici". (segue)