"Rattristati, indignati, delusi da ciò che il Governo sta mettendo in cantiere": con questi tre aggettivi Roberto Gerali, responsabile nazionale del servizio contro la tratta e la prostituzione della Comunità Papa Giovanni XXIII, commenta al SIR lo schema del disegno di legge recante "Norme in materia di prostituzione", che viene discusso oggi nella riunione preparatoria del Consiglio dei ministri che lo ha messo all’Odg nella riunione di giovedì. "Anziché preoccuparsi di liberare le oltre 100mila donne di ogni età schiavizzate nel nostro Paese, il 40% minorenni osserva Gerali -, si parla di case chiuse, di zone a luci rosse lontane dalla vista delle persone perbene". Eppure, rammenta, "secondo la legge n. 1173 del 1966, entrata in vigore nel 1980 in attuazione della Convenzione dell’Onu del 1951 sulla tratta e la repressione della prostituzione che l’Italia ha sottoscritto, la prostituzione è incompatibile con la dignità ed il valore della persona umana. Perché, allora, lo Stato va contro se stesso?". La prostituzione è "un male e come tale non può essere regolamentata, ma va estirpata, anche attraverso la punibilità dei clienti (10 milioni in Italia), colpevoli di favoreggiamento. Il cliente è ancor più responsabile dello sfruttatore, perché è da lui che parte la domanda". (segue)