Da qui l’invito ad approntare "cure e protezione speciali in vista del loro benessere fisico e psicologico", compreso "il creare adeguate condizioni di vita e un pieno e pari accesso all’educazione, alle cure mediche, incluse appunto quelle psicologiche". Gli effetti negativi della separazione, inoltre, "possono essere affrontati più facilmente se si offrono soluzioni alternative, fra le quali potrebbe essere considerata la possibilità di accoglienza in amorevoli famiglie adottive". Secondo mons.Marchetto i campi di accoglienza nel Sud del mondo "non dovrebbero diventare residenze permanenti", mentre oggi "rientra in una prassi generale, specialmente nei Paesi del Sud del mondo, obbligare le persone a vivere in campi sovraffollati, molte volte in situazioni spaventose". L’arcivescovo ha ricordato, inoltre, che il 30% dei ragazzi rifugiati "non frequenta la scuola". In quanto cristiani, ha esortato mons.Marchetto, "siamo invitati ad accogliere i giovani migranti e ad assicurarci che essi siano trattati con rispetto della loro dignità umana e di una legislazione internazionale molto chiara per sé e rigorosa".