CARCERE: CINQUETTI (UEPE BOLOGNA), SERVE "MAGGIORE SPIRITO IMPRENDITORIALE"” “” “

” “Tra i detenuti che lavorano, il 46% ha trovato occupazione attivandosi personalmente, il 28% grazie a una rete parentale o amicale, mentre solo il 25% ha avuto l’aiuto di enti o servizi pubblici. Ma sono ancora pochi quelli che lavorano, poiché "non c’è incontro tra il mercato e chi sconta una pena". Lo ha dichiarato oggi Maria Grazia Cinquetti, direttrice dell’Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) di Bologna, al convegno "Carcere, formazione e lavoro", organizzato dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Se Manuela Cerasani, direttrice del penitenziario bolognese "Dozza", ha ricordato che "abbiamo di fronte persone con una complessità di problemi", che innanzitutto devono imparare a gestire, Cinquetti ha sottolineato come il lavoro sia "un elemento da introdurre quando la persona è pronta, per far sì che diventi costruttivo" nel percorso di riabilitazione. Però "dev’essere un lavoro vero", ha ammonito, segnalando come talora susciti ambiguità l’attività procurata dalla rete amicale, verso la quale il detenuto matura così "un debito di riconoscenza" che non si sa in quale modo onorerà. Piuttosto, ha rimarcato, "è necessario concepire il rapporto tra carcere e lavoro con maggiore spirito imprenditoriale, per superare vincoli che imbrigliano e rendono irrealizzabili tante opportunità lavorative". ” “