Secondo i dati forniti oggi dall’Inps, vi sono nazionalità in cui l’incidenza femminile è meno sensibile rispetto alla media nazionale (87%): è il caso delle Filippine (78,0%); mentre la componente femminile è addirittura minoritaria nel caso dello Sri Lanka (48,3%). La presenza femminile tra gli addetti stranieri al settore familiare diminuisce man mano che si scende lungo la penisola: 90% nel Nord, 85,5% nel Centro e 81,0% nel Meridione. Per il 45% degli stranieri il numero di ore lavorative dichiarate è compreso tra le 21 e le 30 ore (contro il 30% degli italiani), mentre supera tale livello solo il 16% degli assicurati stranieri e l’11% degli italiani. È questo un dato "non coerente spiegano all’Istituto di previdenza – con l’alto numero di badanti impiegate nel nostro Paese, le quali probabilmente lavorano pressoché a tempo pieno". "Lavorare un’intera vita per le famiglie degli italiani per poi finire la vita in condizioni di estrema precarietà con una pensione molto bassa a causa dell’evasione contributiva: questa prospettiva sottolineano all’Inps – si può modificare solo con un più corretto comportamento da parte delle famiglie che assumono le lavoratrici e i lavoratori domestici, immigrati e non".