SPE SALVI: LA SECONDA ENCICLICA DI BENEDETTO XVI DEDICATA ALLA SPERANZA

La seconda Enciclica di Benedetto XVI è suddivisa in 50 paragrafi, numerati all’interno di otto capitoli generali. Dopo l’"Introduzione" si apre il capitolo "La fede è speranza", di taglio scritturistico, con spazio anche per una figura quale santa Bakhita, esempio vivente della "speranza" cristiana. Il capitolo seguente s’intitola "Il concetto di speranza basata sulla fede nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva": qui sono citati san Gregorio Nazianzeno, san Tommaso d’Aquino e Lutero. Nel capitolo "La vita eterna – che cos’è?", Benedetto XVI affronta il tema dell’aldilà, mentre nel successivo "La speranza cristiana è individualistica?" entrano in gioco teologi come Henri de Lubac o mistici come Sant’Agostino, Bernardo di Chiaravalle e Benedetto. Nel capitolo "La trasformazione della fede-speranza cristiana nel tempo moderno" compaiono Bacone, Kant, Engels, Marx sul rapporto fede-ragione. Nel capitolo "La vera fisionomia della speranza cristiana" si citano poi Lenin, di nuovo Marx, Adorno, mentre in "Luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza" si parla della preghiera, con riferimento tra gli altri al cardinale Van Thuan, al filosofo Horkheimer, a Dostoevskij e Platone. L’Enciclica si chiude con il capitolo "Maria, stella della speranza".