Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.
Non vorremmo che quello aperto dalla barbara uccisione della signora Giovanna Reggiani, così tragica nella sua orrenda banalità, fosse l’ennesimo dibattito politico all’italiana. Non vorremmo insomma che fosse l’ennesima occasione di un collettivo esercizio retorico sulla questione, pur così cruciale, dell’immigrazione e quella per tanti versi connessa delle politiche di sicurezza. Come se ognuno recitasse un copione già scritto, tra buonisti e rigoristi. E’ invece il momento di affrontare la questione nel suo complesso e secondo quel buon senso con cui la vedono milioni di italiani. Buon senso vuole infatti che non si possa mettere in discussione il dato dell’immigrazione come tale: la società e l’economia italiana ne hanno bisogno, oggi e in prospettiva. Questo presuppone forme di integrazione e di adattamento. Non si può nemmeno ipotizzare che per gli immigrati valga una interpretazione particolare del sistema delle leggi e dei regolamenti. Legalità dunque, per tutti e prima di tutto. Certo si tratta di una parola piuttosto ostica nel nostro lessico collettivo. Non a caso nel secolo scorso correva l’anno 1992 la Conferenza episcopale italiana pubblicò un documento dal titolo ancora attualissimo: Educare alla legalità. Le leggi ci sono e comunque non è difficile aggiornarle adeguatamente. Ma paradossalmente non è questo il punto: occorre che tutti le rispettino e chi ne ha il compito le faccia rispettare. Senza distinzione, tra uguali, più uguali e meno uguali. E’ questo il vero punto della questione e l’altro non meno rilevante è ad esso connesso: lo potremmo definire "il profilo morale della convivenza civile", per usare le parole del Papa. Insomma, chi sbaglia paghi, con la certezza del diritto e della pena. Ma non solo: la convivenza civile non può fare a meno di un sistema di valori, di principi, di norme morali, che vanno al di là del diritto positivo e rappresentano quel patrimonio di civiltà, quell’identità di una collettività, oggi più che mai da sviluppare, da fare crescere, da valorizzare. C’è qui un campo sterminato ed urgente di impegno per tutti, dalle forze dell’ordine, alla magistratura, fino a tutti coloro che hanno a diverso titolo responsabilità educative nella società. E’ tempo per tutti di fare il proprio dovere. E’ questa la strada, sulla questione immigrazione, per tenere insieme accoglienza e sicurezza. Ma non solo in questo specifico campo. Se proviamo ad interrogare i giovani, i ventenni di oggi, a quarant’anni dal sessantotto, ne vedremmo delle belle. Coglieremmo una lontananza siderale dalle parole d’ordine di quella "rivoluzione", scopriremmo una domanda di "riregolazione" espressa purtroppo con strumenti "poveri", espressa nel disorientamento. Sì, c’è anche una vera e propria emergenza educativa, cui cercare di dare risposte urgenti e adeguate.