"Maggiore attenzione verso i suoi figli più fragili" e "volontà di accogliere la sfida educativa recuperando anche il principio di autorità": questi, secondo Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici), gli impegni che la società dovrebbe assumere sul serio dopo tragedie come quelle di Ischia, "solo l’ultima di una lunga serie di eventi che parlano del disagio dei nostri giovani". Commentando al Sir il suicidio del quattordicenne impiccatosi nell’isola lo scorso 31 ottobre, all’indomani della notizia secondo cui tre compagni di classe del ragazzo sono indagati dalla Procura per i minori con l’accusa di violenza privata – sembra che il giovane sia stato vittima di episodi di bullismo a scuola -, Cantelmi spiega che "questo elemento può avere costituito il fattore precipitante in una situazione già compromessa". "Negli ultimi 30 anni la percentuale dei suicidi nei giovani è triplicata: ogni 100mila giovani tra i 14 e i 24 anni si verificano 7 suicidi; 300 sono i tentativi che non fanno a buon fine tra i maschi, 600 quelli tra le femmine". Pur non potendo ridurre il suicidio a "sintomi di un disturbo psichiatrico" perché "ben più complessa è la vicenda umana di chi compie questo gesto" spiega l’esperto, i ragazzi più esposti sono quelli "con meno abilità relazionali ed una caratterialità chiusa". (segue)