” “Nell’ex convento adibito a carcere quattro stanze erano destinate agli interrogatori. In ognuna era fissato a terra uno sgabello vicino al muro, dove il prigioniero veniva legato e torturato con scosse elettriche. Le celle dei frati erano diventate celle di detenzione, che contenevano ciascuna fino a 15 persone. Sui muri sono ancora incise croci, mezzelune e simboli delle diverse fedi. Amplificatori nel cortile producevano suoni ad alto volume per coprire le grida dei torturati. Le suore celebrano ogni anno, passando per le celle ed il cortile, la via crucis in Quaresima, per ricordare chi ha sofferto in quel luogo. Alcuni superstiti sono tornati e hanno lasciato una testimonianza scritta, come pure i persecutori, che hanno scritto: "Se non volevo morire e non volevo che venisse fatto del male alla mia famiglia dovevo dire di sì". Oggi si trovano insieme in Chiesa, vittime e carnefici. ” “