"Si è trattato di un miracolo, ma anche dell’indicazione concreta per tanti Paesi che la pace è possibile": lo ha affermato al Sir don Matteo Zuppi della Comunità di Sant’Egidio in occasione dell’anniversario degli accordi mozambicani. "Occorre trovare gli itinerari specifici per poter mettere fine a ogni conflitto" ha dichiarato don Zuppi, escludendo una ricetta unica valida per tutte le realtà, ma individuando alcuni elementi utili: "la formula di Roma è stata di cercare di stabilire la comunicazione tra le parti, di vincere la diffidenza ed essere una garanzia. La Comunità di Sant’Egidio organizzò gli incontri tra Frelimo e Renano coinvolgendo la Chiesa mozambicana, che rappresentava un elemento di fiducia per la Renano. Questa formula particolare appassionò le cancellerie europee". "Il raggiungimento della pace ha portato a riprendere le attività normali" ha spiegato don Zuppi, che ha ricordato che "subito dopo l’indipendenza la Chiesa locale aveva trovato diffidenza perché percepita come rappresentativa della parte colonialista. In reazione a questo la Comunità di Sant’Egidio lavorò per favorire l’incontro con gesti concreti da parte del governo. In questo contesto va collocata la visita al Papa Giovani Paolo II del primo Presidente mozambicano Samora Machel fino alla visita del Pontefice nel Paese dell’Africa orientale nel 1988" (segue).