L’uccisione di Meredith ha "offeso e umiliato" la città di Perugia. "Sembra assurda e – pur non conoscendo ancora tutti i risvolti – si può già osservare che è segnata da una spaventosa connessione di sesso e violenza. Le riflessioni al riguardo sono affidate alla coscienza e all’intelligenza di chi sente la responsabilità personale e collettiva della vita sociale. Ma è anche d’obbligo non chiudere gli occhi sulla cultura predominante, dove si privilegia il consumo delle cose, dei beni e dei piaceri in modo sfrenato, dove i giovani reclamano di volersi gestire da soli". E’ quanto scrive in una nota pubblicata domani dal Sir e dal settimanale cattolico regionale umbro "La Voce" don Elio Bromuri, direttore dell’ufficio diocesano di pastorale universitaria di Perugia dedicata al caso della studentessa inglese uccisa nel capoluogo umbro. I giovani denuncia il sacerdote "rimangono esposti ad ogni evento, lontani dalle famiglie e da punti di riferimento sicuri. Si offre loro la piazza libera, dove si può consumare birra, droga e qualsiasi altro prodotto, oppure locali notturni in cui ci si può divertire tutta la notte. Ci sono certamente anche strutture culturali, religiose, formative, di apertura sociale, ma difficilmente arrivano a penetrare il muro che divide la società e il mondo dell’università". (segue)