(dall’inviata Patrizia Caiffa) – I poveri sari colorati che indossano sono gli stessi della notte della tragedia. Tutte hanno perso quasi tutto. Una di loro veste invece il suo velo islamico nero e ha perso anche una figlia di 8 anni. Khadiza, 30 anni, appena sentito il segnale di allarme che avvisava dell’arrivo del ciclone Sidr in Bangladesh, ha preso subito in braccio Romi e l’ha legata al sari, correndo disperatamente accanto al fiume Andarmanik verso la vicina scuola, utilizzata nelle emergenze come rifugio. Ma mentre fuggiva si è resa conto che la stoffa del sari stringeva troppo forte la bambina, rischiando di strozzarla. "Ho allentato un po’ la presa ma la corrente del fiume me l’ha strappata via", racconta Khadiza, guardando davanti a sé nel suo lontano vuoto. La sua storia non è cosi inconsueta durante i tanti disastri naturali che hanno colpito negli ultimi decenni il Bangladesh, tre cicloni dal 1991 ad oggi e annuali alluvioni nei periodi dei monsoni, uccidendo centinaia di migliaia di persone. Pintu William Gomez, di Caritas Bangladesh, spiega che secondo studi locali il 60% delle vittime erano donne, bambine, adulte o anziane. (segue)