La lettera della Caritas toscana parte dall’analisi della presenza in Italia degli "zingari", ricordando che "il numero complessivo dei Rom e Sinti" è di 160.000 unità, e "di questi, circa 70.000 (dunque oltre la metà) sono italiani e lo sono «iure sanguinis» fin dal 1400". "Eppure osserva gli «zingari» spaventano. Qual è allora il motivo di tanto clamore e di tanta paura?". "Forse prosegue il documento perché spesso al centro di notizie di cronaca, talvolta amplificate. Forse perché meno si conosce una minoranza, più questa intimorisce. Forse perché da parte di nessuno di noi «gagè» (cioè «non zingari», ndr) c’è stato un interessamento, una reale curiosità verso l’unicità specifica di questa cultura", mentre da parte loro "non c’è mai stata una diffusa organizzazione per far sentire la propria voce nella società". "Più verosimilmente, non c’è un motivo unico, ma un concorrere anche irrazionale di cause di diversa natura". La loro identità, infatti, "non si rivela facilmente". Nel ventesimo secolo, secondo la Caritas, essa ha visto una "tendenza alla sedentarizzazione", "un miglioramento delle condizioni femminili", una "secolarizzazione" che sta intaccando la loro religiosità e l’abbandono dei "mestieri tradizionali", divenuti obsoleti a seguito della "trasformazione tecnico industriale della società". (segue)