Non è uno sciopero, ma "una serrata", interruzione di un servizio da parte di una categoria che "vuole colpire il governo prendendo in ostaggio la popolazione". Così Maurizio Ambrosini, docente di sociologia all’Università di Milano, commenta al SIR l’agitazione degli autotrasportatori, che sta portando disagi in tutt’Italia. Strade bloccate, fabbriche chiuse, scaffali vuoti e benzinai a secco: questo lo scenario che si presenta in molte città, mentre i manifestanti non accennano a cessare la protesta. "Non chiamarla con il suo nome, cioè serrata, è già un segno di debolezza da parte delle forze politiche", aggiunge Ambrosini, che nota come gli autotrasportatori stiano agendo "al di fuori delle leggi, ma la forza pubblica non può arrestare alcune centinaia di migliaia di persone". Dai taxisti agli autotrasportatori, questi episodi "non mettono in discussione la validità dello sciopero come strumento di lotta sindacale, che negli ultimi anni ha fatto molti progressi nella sua regolamentazione", quanto piuttosto manifestano l’esigenza di "regolamentare anche le agitazioni del lavoro autonomo, prevedendo, in caso di violazioni, sanzioni che non siano ridicole, come l’esclusione dal tavolo delle trattative, ma concrete e applicabili, ad esempio pecuniarie". Però, da parte del governo, "ci vuole coraggio, volontà politica, tenacia e consenso".