"Per la prima volta nella mia vita sono per così dire senza difesa, senza possibilità di agire, radicalmente ‘povero’ e privato della libertà. Ora porto una croce molto pesante e posso solamente aver fiducia in Dio affinché non duri troppo a lungo. Spero possa risultarne un frutto spirituale per me e per altre persone". È un passaggio della lettera che don Sandro De Pretis, missionario di Trento a Gibuti, ha inviato, in francese, alla redazione di "Vita trentina", dal carcere di Gibuti, dove è recluso, da oltre 40 giorni, per "detenzione preventiva", senza un’accusa precisa. "Non so come potrei far fronte a questa situazione senza la fede in Dio, senza la preghiera, senza la coscienza di essere sostenuto dalla preghiera delle altre persone e dall’affetto di quanti mi conoscono. Infine, mi sostiene la coscienza di essere innocente riguardo a tutte le accuse per le quali sono stato portato in prigione", scrive don De Pretis. Il missionario racconta la sua giornata tipo in prigione: sveglia alle 6 e a letto alle 18. In isolamento, unico contatto con il mondo le visite del vescovo mons. Giorgio Bertin, del console italiano e di tanti altri. "Vedo bene afferma il missionario – il conforto e il sostegno che queste visite mi danno e mi propongo come obiettivo di fare quel che posso per visitare i prigionieri una volta che sarò libero". (segue)