Dopo aver illustrato lo scopo della Nota, consistente, tra l’altro, nel "chiarire alcuni aspetti del rapporto tra il mandato missionario del Signore ed il rispetto della coscienza e della libertà religiosa di tutti", e precisato che "si tratta di aspetti che hanno importanti implicazioni antropologiche, ecclesiologiche ed ecumeniche", il documento vaticano prosegue ricordando che "tuttavia oggi vengono formulati, con sempre maggiore frequenza, degli interrogativi proprio sulla legittimità di proporre ad altri affinché possano aderirvi a loro volta ciò che si ritiene vero per sé stessi. Tale proposta e` vista spesso come un attentato alla libertà altrui". Secondo la Nota, "questa visione della libertà umana, svincolata dal suo inscindibile riferimento alla verità, e` una delle espressioni di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione". Il "relativismo" viene descritto così: "La legittima pluralita` di posizioni ha ceduto il posto ad un indifferenziato pluralismo, fondato sull’assunto che tutte le posizioni si equivalgono: e` questo uno dei sintomi più diffusi della sfiducia nella verità che e` dato verificare nel contesto contemporaneo". (segue)