A dieci anni dall’avvio del progetto culturale della Chiesa italiana, mons. Betori rispondendo alle domande del direttore del Sir, osserva che, pur non essendo stato "un percorso semplice", il suo bilancio è "positivo, nella misura in cui", oltre "ad affermarsi nell’ambito della mentalità diffusa, ha saputo sostenere la capacità di una lettura cristianamente ispirata delle questioni dibattute dall’opinione pubblica, così come ha incentivato una coralità del laicato", e "ha posto un’attenzione costante sulla cosiddetta questione antropologica". Per il segretario della Cei, "dopo la fase del consolidamento, si rende ora necessaria una fase di radicamento". Tre le priorità al riguardo: "una maggiore diffusione territoriale attraverso occasioni di confronto e iniziative a livello locale, la ricerca di nuove forme di coinvolgimento del laicato, il collegamento con il mondo giovanile". Da quest’ultimo viene una domanda cui la Chiesa deve rispondere ricordando che con "Cristo l’uomo non deve temere le periferie della storia e della società" perché la fede "dona la certezza di essere al centro del cuore di Dio". Ma la Chiesa deve affrontare anche l’emergenza educativa: di qui "il sostegno al compito educativo delle famiglie, gli itinerari formativi delle parrocchie, il prezioso servizio svolto dai docenti cattolici, dalle scuole cattoliche e dall’insegnamento della religione".