"Non dobbiamo condannare presunte mancanze e incoerenze, ma coinvolgere ed appassionare; quanto più ne saremo capaci, tanto più questa azione a favore della vita in tutte le sue sfaccettature sarà condivisa ed efficace". Lo ha detto al Sir Riccardo Moro, direttore della Fondazione "Giustizia e solidarietà" della Cei, all’indomani della proclamazione all’Onu della moratoria universale sulla pena di morte. "Finalmente osserva Moro – le ragioni della vita non vengono solo dichiarate ma sono effettivamente presenti sul tavolo delle decisioni, e la pubblicità internazionale che questa votazione ha avuto tra ieri e oggi, e che speriamo di alimentare ulteriormente, può essere energia positiva per chi lavora per difendere le ragioni della vita a più ampio raggio nelle diverse sedi internazionali". Certamente, non si nasconde l’economista, "occorre guardare con realismo al traguardo raggiunto ieri". Per Moro, "l’impegno contro la pena capitale non ha ‘controindicazioni’ e non comporta particolare sforzo o grandi sacrifici; paradossalmente è in certo modo più facile da suscitare rispetto a quello contro le mine antiuomo, le guerre, la fame, la mancanza di medicine di fronte a gravi malattie, che quotidianamente condannano a morte milioni di persone. Meccanismi dietro i quali si muovono fortissimi interessi economici". (segue)