Sull’episodio è intervenuto anche mons. Mario Meini, vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello, delegato della Conferenza episcopale toscana per la pastorale scolastica: "Dobbiamo dire con estrema chiarezza che nessuno può mettere in dubbio il principio della laicità delle pubbliche istituzioni. Ma dobbiamo asserire con altrettanta chiarezza che proprio in nome della laicità nessuno può mancare di rispetto verso le espressioni religiose dei singoli cittadini". Sempre più, infatti, "ci rendiamo conto che ordinariamente non sono gli appartenenti alle religioni non cristiane a rifiutare i simboli cristiani nei luoghi pubblici. La maggior parte di loro chiede, semmai, di aggiungere i propri simboli accanto ai nostri". Analogamente "anche i non credenti, in virtù di una sana e profonda concezione della libertà, di solito apprezzano molto, sia pure in maniera critica, i valori religiosi e la loro valenza educativa". Il pericolo è, invece, che "una minoranza, esigua nel numero, ma ben capace di farsi sentire nel campo dell’informazione, finisca per imporre la propria intransigenza, togliendo respiro e serenità allo sviluppo culturale del popolo come pure alla capacità educativa delle istituzioni scolastiche". "Chiunque, insomma, ha diritto a crescere in piena libertà e in reale larghezza d’orizzonti", conclude il vescovo.