Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.
Ancora i principi "non negoziabili": Benedetto XVI ci è ritornato applicando uno degli elementi forti del suo magistero al cruciale sistema delle organizzazioni e delle relazioni internazionali. Parlava al primo Forum delle Organizzazioni non-governative di ispirazione cattolica in Vaticano. E’ stata l’occasione per una franca analisi della situazione. Anche il dibattito internazionale infatti appare spesso segnato da una "logica relativistica che pare ritenere, come unica garanzia di una convivenza pacifica tra i popoli, il negare cittadinanza alla verità sull’uomo e sulla sua dignità nonché alla possibilità di un agire etico fondato sul riconoscimento della legge morale naturale". E’ questo un concetto ostico a tanta parte del pensiero giuridico contemporaneo. Il Papa lo rilancia non come un reperto di una cristianità perduta, ma come un orientamento sicuro. Senza punti di riferimento infatti emergono "i frutti amari" della logica relativistica: "si pensi, ad esempio, al tentativo di considerare come diritti dell’uomo le conseguenze di certi stili egoistici di vita, oppure al disinteresse per le necessità economiche e sociali dei popoli più deboli, o al disprezzo del diritto umanitario e ad una difesa selettiva dei diritti umani". Ecco: alcuni "diritti" sono promossi, altri sono negati. E’ la logica selettiva di non poche agenzie internazionali, in particolare sui temi sensibili della vita. La linea che il Papa riafferma è invece quella che parte dal rispetto per la "dignità di ogni persona umana", come ha scritto al principe Ghazi bin Muhammad bin Talal in risposta ad un importante documento inviato da 138 guide religiose musulmane. L’invito è andare oltre le secche di un minimo comune denominatore relativistico, per dare "una risposta più adeguata" ai concreti bisogni, con quella apertura e creatività, che parte da "uno spirito di solidarietà che conduca a promuovere uniti quei principi etici non “negoziabili” per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale". E’ un percorso esigente, tanto nei confronti delle organizzazioni internazionali, quanto nello stesso mondo cattolico. Il portavoce dell’Onu ha preso nota del discorso e il Papa sarà a New York il prossimo aprile. Più generalmente, su queste frontiere, ritorna uno dei passi più intriganti della recentissima enciclica sulla e della speranza (n. 25),quando il Papa invita a "constatare che il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte concentrato soltanto sull’individuo e sulla sua salvezza. Con ciò ha ristretto l’orizzonte della sua speranza e non ha neppure riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito anche se resta grande ciò che ha continuato a fare nella formazione dell’uomo e nella cura dei deboli e dei sofferenti".