Secondo gli osservatori che hanno seguito le elezioni svoltesi in Russia, le autorità statali non hanno assunto un "atteggiamento neutrale". "L’ampio ricorso alle risorse amministrative, come l’uso delle infrastrutture statali e del personale iscritto nell’elenco dei dipendenti pubblico, in favore di Russia Unita", rappresenta "una chiara violazione" degli standard democratici europei. Inoltre, "la maggior parte dei governatori" risultava nelle liste di Russia Unita: "Questo è fuorviante per gli elettori, in quanto è improbabile che questi ufficiali abbandonino le loro alte cariche per sedere alla Duma". E ancora: "Il ruolo attivo che il capo dello Stato ha assunto a favore di Russia Unita, pur non essendo membro del partito, ha trasformato le elezioni parlamentari in un referendum per il presidente". Oltre che su Putin, le obiezioni di CdE e Osce si concentrano sul sistema di informazione russo: "I media, in particolare la televisione, sono sotto il controllo quasi totale dello Stato hanno affermato gli osservatori internazionali -; durante la campagna, il presidente Putin e Russia Unita si sono assicurati gran parte della copertura mediatica". Così "i media sovvenzionati dallo Stato non hanno rispettato il mandato pubblico di offrire una piattaforma obiettiva e ciò ha reso molto difficile avere una visione d’insieme imparziale dei partiti politici". (segue)