I religiosi birmani non solo non sono piegati dalla repressione, ma sono pronti a riprendere la lotta a fianco della popolazione, se la pressione internazionale sulla giunta militare dovesse fallire. La notizia è stata diffusa oggi dalle tv e agenzie asiatiche. Ashin Nayaka, docente alla Columbia University ed esponente dell’Organizzazione internazionale dei monaci birmani, con base negli Stati Uniti, ha confermato che i monaci vogliono continuare ad essere "simbolo di speranza" nel Paese asiatico sottoposto dal 1962 a una feroce dittatura. "La comunità monastica è pronta ancora a spargere il proprio sangue se la diplomazia internazionale, incluso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non troverà compatta un modo efficace per fermare uccisioni e arresti da parte del regime". Nayaka, che vive rifugiato negli Stati Uniti, è uno stretto collaboratore di U Gambira, il leader dell’Alleanza di tutti i monaci buddisti- arrestato il mese scorso – protagonista della clamorosa ma pacifica sfida al regime tra agosto e settembre. Ashin Nayaka ha espresso le sue convinzioni durante un incontro della Commissione per la libertà religiosa internazionale, un gruppo costituito per volontà del presidente Usa e di una parte del Congresso.