SLOVENIA: I SETTIMANALI DI TRIESTE E GORIZIA SULL’INGRESSO NELLO "SPAZIO SCHENGEN" (2)

L’ingresso della Slovenia nello "spazio Schengen", prosegue il vescovo di Trieste, "non dice ancora la caduta o la scomparsa di quello che è un passato che dolorosamente pesa, sul quale non si è trovata ancora una lettura storica condivisa". Le persecuzioni fasciste e la conseguente emigrazione di decine di migliaia di sloveni e croati fra le due guerre, l’aggressione italiana alla Jugoslavia nel 1941, le annessioni e gli orrori della guerra partigiana e della controguerriglia, e ancora le stragi delle foibe del 1943 e del 1945, l’interminabile "questione di Trieste", l’ultima ondata migratoria verso l’Australia alla fine degli anni Cinquanta, sono – spiega il direttore del settimanale di Trieste – "i principali fatti storici con cui la gente che vive sul confine orientale deve ancora oggi continuare a fare i conti e che con interpretazioni parziali e forzature ideologiche riemergono ad ogni appuntamento elettorale". "Io mi auguro – afferma mons. Ravignani – che questa realtà nuova sia ciò che consenta, se non di condividere una lettura storica, di superarla in una nuova comprensione che nasce dalla riconciliazione e crea fraternità". A livello ecclesiale, conclude il vescovo, "c’è già una collaborazione, ma questo favorirà un rapporto ancora più fraterno… Tra l’altro io credo che la fraternità che i vescovi (di qua e di là) vivono tra di loro sia un esempio di come si cammina insieme".