"Permettere che Dio ponga la tenda in mezzo a noi prosegue il card. Sepe significa accogliere tutti gli altri, senza distinzione di ceto o di nazionalità, di cultura o di lingua, di salute o di ricchezza, come nostri fratelli e sorelle". Il porporato evidenzia come Napoli sia "luogo di convergenza di persone provenienti da diversi popoli e nazioni". Perciò, "soprattutto in questo Natale, bisogna dare maggiore spazio alla cultura dell’ospitalità, all’accoglienza, alla tolleranza, all’integrazione". "Una città accogliente e ospitale sottolinea deve aprirsi a una dimensione pluralistica senza, certamente, dimenticare le proprie identità storiche, culturali e religiose". L’arcivescovo ricorda inoltre il meeting delle religioni dello scorso ottobre. "La Chiesa di Napoli non può far cadere un’occasione così propizia", afferma, proponendo la creazione di "strutture atte a promuovere il dialogo per la nostra e le altre città, anche di differente tradizione culturale e religiosa", e invitando a creare "un tessuto di relazioni umane che può far da supporto a un interscambio fecondo con altre confessioni cristiane e con altre tradizioni religiose". "Penso a Napoli conclude come ad una capitale del Mediterraneo, città ospitale per tutti, un cantiere aperto dove sperimentare modelli, criteri e procedimenti per una convivenza pacifica".