"Le leggi scrivono i direttori – tanto più se segnate da divergenze e contraddizioni o bacate dalla non applicabilità, non bastano, le politiche sociali nemmeno: specie in tempi di bilanci pubblici più austeri che rischiano di scatenare guerre tra poveri". Per i direttori dei settimanali, "la bandiera da seguire è quella del bene comune, che non s’identifica con gli interessi dei residenti né con le porte aperte indiscriminatamente. Ci vuole il chiarimento su compiti e responsabilità, in un contesto di alleanza leale tra istituzioni e comuni vicini, anche di colore diverso: perché la vita della gente non è di destra né di sinistra. Ci vuole un circolo virtuoso tra azioni di contrasto e sicurezza e politiche d’integrazione, che è il fine obbligato di ogni provvedimento in quest’epoca di migrazioni. Ci vuole un ascolto serio di tutte le realtà che da molti anni, in campo cattolico e non, affrontano «dal basso», cioè dalla parte di chi copre i vuoti della società italiana, i problemi legati all’immigrazione". Tutto ciò, concludono i direttori, "nello sforzo di abbinare realmente sicurezza e solidarietà. E senza ombre di xenofobia o mentalità razzista che si esprime anche in generalizzazioni che alla fine offendono le singole persone e calpestano il valore persona".